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In cinquecento anni di vita, Buenos Aires non si è fatta mancare nulla: non una ma due fondazioni, la prima metropolitana del Sud America, uno dei teatri più grandi del mondo, svariate crisi e immancabili rinascite, fragorosi crack e spregiudicate vasche da bagno in oro. Più di duemila chilometri la dividono da qualsiasi altra forma urbana, un Oceano intero la separa dal Vecchio Continente, eppure la città non sembra aver mai patito la solitudine. Anzi: Buenos Aires attira, placidamente e spezzando ogni resistenza, come un vecchio magnete.  Pirandello, Lorca, Delibes, Rubinstein: l’elenco di quelli che hanno voluto visitarla è infinito e autorevole. Borges, Sábato, Soriano, Fernández: altrettanto cospicua è la lista di chi ne ha parlato, o ha provato  a farlo.

Perchè, appena si arriva a Buenos Aires, non ci si può non rendere conto che quei centoquarantaquattro isolati in cui è divisa non sono altro che un’illusione.
E’ ortogonale la città, certo: divisa in un reticolo meticoloso, con le vie perpendicolari. Per questo si può anche credere di poterla contenere tutta, come un oggetto logico. Ma a Buenos Aires le cose non sono mai quello che sembrano: la città stessa ha cannibalizzato le immagini di tutte le altre città. Assomiglia a Parigi, potrebbe essere Sidney, ha un cielo italiano, monumenti che fanno pensare al Messico o a qualche paese della Spagna. Perfino il Giappone ha la sua illusione: un parco con lago,  carpe e bancarelle di fritto che sembra proprio Tokyo.


Andare lungo le strade di Buenos Aires è come entrare nelle vene di una creatura viva, che continua a mutare, a crescere, a invecchiare e a inventarsi di nuovo.

Lucia Baldini e Michela Fregona hanno raccolto l’invito. E, munite di macchina fotografica e di taccuino, sono entrate nell’insonnia della città: per incontrarne umanità, sogni, epiche di quartiere, personaggi, disperazioni, strategie di sopravvivenza, fantasie.

Il tango c’è, naturalmente. E non potrebbe non esserci. Ma partecipa anche lui, da protagonista, al gioco delle illusioni: più se ne parla, più si ritrae dietro le rughe di un vecchio cantante. Mostra qualche sbrecciatura, non più la freschezza di un tempo. E’ tango quello di cui la città parla, in ogni istante, a qualsiasi ora, in  infinite varianti di tacchi a spillo. O forse è altro: diverso, sfuggente, raro. Più presente anche soltanto in un cielo, incorniciato da una balaustra.

In un viaggio che è anche un viaggio interiore, personale, vissuto, un diario a quattro mani: nella capitale fisica e metafisica dell’illusione.

 

Buenos Aires cafe è pubblicato dalla Postcart Edizioni
http://www.postcart.com

Sito Web dell'Artista
http://www.luciabaldini.it

 

 

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RENATO GUTTUSO, nel centenario della nascita presso la Galleria Guastalla Centro Arte di Livorno dal 28 maggio al 10 settembre 2011

La Galleria Guastalla Centro Arte rende omaggio a Renato Guttuso nell’anno del centenario della nascita con una mostra dove saranno presenti circa 40 opere fra dipinti, tecniche miste, disegni e opere grafiche originali.

Guttuso nasce nella cittadina siciliana di Bagheria il 26 dicembre 1911,e inizia appena tredicenne a dipingere e a firmare i propri quadri; dopo gli studi liceali e universitari la sua formazione artistica si modella sulle correnti figurative europee, ispirandosi in particolare ad artisti quali Courbet, Van Gogh e Picasso e dopo aver rifiutato ogni canone accademico s'inserisce nel movimento artistico di “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati, sul finire degli anni ’30 s'oppose alla cultura ufficiale connotandosi di una forte opposizione antifascista.

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