Angelo Sirio Pellegrini è uno dei protagonisti della mostra che si è appena aperta al circolo culturale Antonio Amato a Livorno, che durerà fino a metà Ottobre 2010. Insieme a lui i compagni di lungo corso Marcello Landi e Voltolino Fontani, che condivisero con lui l'esperienza dell'Eaismo prima, e del gruppo de “gli Ultimi”, poi.
A completare l'esposizione vi sono anche Ernesto Mussi e Mario Benedetti, pittori ancora viventi.
Angelo Sirio Pellegrini nasce a Livorno nel 1908 e sin da giovane mette in luce le sue inclinazioni artistiche. E' allievo prima di Beppe Guzzi alla Vetreria italiana di Livorno e poi, dal 1937 al 1940 di Ottone Rosai, che ne influenzerà la tavolozza negli anni successivi specialmente nei dipinti di tema paesaggistico.
Già negli anni trenta si mette in mostra con alcune esposizioni importanti come quella a Bottega d'arte del 1936.
E' tuttavia l'incontro con Voltolino Fontani a rappresentare una svolta nella sua avventura artistica. Insieme si impegnano nel progetto della costruzione di un movimento di avanguardia che fosse in grado di recepire le istanze che provenivano dalla società e dal progresso. Nasce così L'Eaismo, ovvero l'ismo dell'Era atomica, che abbraccia una fase della storia in cui l'uomo si perde nelle speranze e nelle paure, legate sia al rischio di un conflitto atomico che ai benefici di un utilizzo capillare dell'energia nucleare. Pellegrini firma il Manifesto dell'Eaismo con Voltolino Fontani, Aldo Neri, Guido Favati e Marcello Landi, nel 1948. Il gruppo va avanti con alterne fortune fino al 1959.
Pellegrini in quel momento rappresenta, insieme a Voltolino Fontani, il volto più squisitamente pittorico del gruppo, che ha nella poesia l'altro elemento caratterizzante.
Finita l'esperienza eaista, Pellegrini partecipa al gruppo “Gli Ultimi”, ritrovando i suoi vecchi compagni d'avventura, Marcello Landi e Voltolino Fontani. Il tempio delle loro esposizioni diventa Bottega D'arte a Livorno.
Il suo linguaggio evolve ed acquista una maturità consapevole, spaziando dai paesaggi alle figure con disinvoltura plastica e cromatica.
Questo sforzo propositivo è premiato con la partecipazione alla XIX Quadriennale di Roma, in cui ha la possibilità di misurarsi con tutti i più importanti artisti italiani.
La sua opera desta quindi un certo interesse critico, soprattutto da parte di storici dell'arte toscani come Dario Durbè e Pier Carlo Santini.
Negli anni successivi da a luce il famoso ciclo delle “Bagnanti”, in cui cerca di creare un equilibrio armonico tra disegno e colore, tra forma e contenuto.
Anche nei quadri esposti nella mostra al Circolo culturale Antonio Amato, si intravede le potenzialità di un'artista che mischia insieme gli ingredienti artistici mutuati ora dal surrealismo, ora dal fauvismo matissiano, ora dall'espressionismo.
Nonostante la sua biografia parli di un personaggio schivo e amante della solitudine, rintracciabile soltanto al Cenacolo della Valle Benedetta per i consueti appuntamenti ( e pranzi) sull'arte, non si può non ammettere che i suoi quadri comunichino più gioia che dolore, ma soprattutto una grande voglia di vivere.
di Ghigo Elli




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