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Il teatro Carlo Goldoni, di Livorno, l’unico teatro sopravvissuto ai bombardamenti bellici, è sede del museo dedicato al maestro Pietro Mascagni, che nativo di questa città, contribuì a renderla famosa attraverso la messa in scena delle sue opere.
La cultura e la passione per il teatro i livornesi l’avevano sempre avuta, almeno da quando nel 1658 quando fu inaugurata una ricca stagione teatrale e melodrammatica nel primo teatro pubblico il San Sebastiano.
Livorno all’epoca era un porto franco, dove vi affluivano diverse civiltà e popolazioni ed il teatro rappresentava il punto d’incontro culturale; ciò che riusciva a unire la gente.
Col principe Ferdinando I de’Medici, succeduto al trono del Granducato di Toscana , il teatro a Livorno, ebbe un maggiore impulso. Egli assieme alla moglie si preoccupò che dal 1603 al 1631 vi giungessero le più grandi compagnie teatrali. Il pubblico non era solo quello nobile, ma come scrisse qualcuno a Ferdinando I, quasi a rimostranza, “qua si recita davanti a 200 servitori’’, proprio a sottolineare la popolarità e di come l’abitudine al teatro divenne radicata nei livornesi.
Fu così che nel 1700, e poi fino al 1850 Livorno si distinse rispetto a tutte le altre città d’Italia, superando Venezia e Roma, per aver ben cinque teatri attivi nella propria città.
Il pittore Renato Natali, nato a Livorno nel 1884, respirò questa aria di teatro popolare.
Intorno al 1900 inizia le prime esposizioni e sicuramente le prime frequentazioni del teatro nell’assistere ad alcune rappresentazioni alle quali nel 1908 dedica alcune opere.
Ma l’incontro epocale è quello che Renato Natali ha con Pietro Mascagni, l’iniziatore di un teatro in musica.
Pietro Mascagni dopo un’assenza durata circa 3 anni dalla sua amata e odiata Livorno, si appresta ad allestire una stagione lirica presentando nella sua città due opere : Iris e le Maschere.
Renato Natali, vedendo le opere ne rimane del tutto stregato, tanto che nel 1911, quando con la collaborazione di Benvenuto Benvenuti gli furono commissionate 6 litografie , egli rappresenta Pietro Mascagni che dirige l’opera, attingendo le immagini esclusivamente dalla sua memoria.
Le litografie riscossero grande successo e furono presentate sia in Italia che in Francia a Parigi.
Nella rappresentazione di Iris, la fanciulla rapita da Osaka nell’opera di Mascagni, Natali introduce il simbolismo riconducibile alla psicoanalisi di Sigmund Freud ; dove la notte indica l’inconscio, il sole la positività e la piovra il piacere.
Ed è proprio il momento della celeberrima aria cantata della piovra, che Renato Natali riesce a rappresentare magistralmente.
La frequentazione e collaborazione tra Renato Natali e Pietro Mascagni diventa profonda e continuativa.
Nel 1917 Pietro Mascagni presenta il dramma lirico la Lodoletta ed affida a Natali l’intera parte pubblicitaria dell’opera, dove peraltro vi canterà per la prima volta Beniamino Gigli.
Natali realizzerà il manifesto dell’opera.
Seguendo la cronologia mascagnana a Livorno si potrebbe ricostruire di pari passo la cronologia pittorica di Natali.
Escono le Maschere , e Natali le rappresenta nei suoi dipinti, ugualmente per l’opera Nerone. Così in un susseguirsi che poi proseguirà anche dopo la morte di Mascagni avvenuta nel 1945.
Dobbiamo però ricordare che dei cinque grandi teatri di Livorno, nel periodo tra le due guerre, rimasero aperti solo il Politeama ed il Goldoni, mentre per gli altri erano consentite le aperture per dare ricevimenti e feste ,a volte anche spettacoli circensi.
Renato Natali partecipò a questi eventi e li rappresentò sul filo della memoria, anche quando questi eventi ormai non venivano più organizzati, perché passati e consumati.
Ma ciò che Renato Natali coglie e rappresenta con grande maestria e abilità, sono i momenti dell’avanspettacolo .
Grazie all’abilità di disegno interpreta diversi aspetti del teatro.
Oggigiorno attraverso le opere di Renato Natali, eseguite da mano così maestra, è possibile ricostruire luoghi che nel tempo sono andati distrutti, le sue opere sono testimonianze iconografiche.
Si pensi infatti che il Teatro degli Armeni, divenuto poi nel 1782 degli Avvalorati, dopo i bombardamenti bellici fu definitivamente distrutto, stesse sorti toccò al teatro San Marco, e al teatro Rossini, mentre il teatro Politeama fu demolito nel 1970 e sostituito con da un edificio abitativo.
Ma c’è di più, fu tanto l’amore per il teatro, così radicato in Renato Natali, che si potrebbe supporre che tutti gli impianti dei suoi dipinti facessero comunque riferimento a scene teatrali; dalle rappresentazioni delle risse, le baruffe, alle scene di notturne, quasi fosse un ‘falso verista’ creando la sua pittura attraverso un impianto metafisico.

Veronica Mura

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RENATO GUTTUSO, nel centenario della nascita presso la Galleria Guastalla Centro Arte di Livorno dal 28 maggio al 10 settembre 2011

La Galleria Guastalla Centro Arte rende omaggio a Renato Guttuso nell’anno del centenario della nascita con una mostra dove saranno presenti circa 40 opere fra dipinti, tecniche miste, disegni e opere grafiche originali.

Guttuso nasce nella cittadina siciliana di Bagheria il 26 dicembre 1911,e inizia appena tredicenne a dipingere e a firmare i propri quadri; dopo gli studi liceali e universitari la sua formazione artistica si modella sulle correnti figurative europee, ispirandosi in particolare ad artisti quali Courbet, Van Gogh e Picasso e dopo aver rifiutato ogni canone accademico s'inserisce nel movimento artistico di “Corrente”, che con atteggiamenti scapigliati, sul finire degli anni ’30 s'oppose alla cultura ufficiale connotandosi di una forte opposizione antifascista.

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