Siamo nel secolo cinese, nell’era d’internet, ci scambiamo tutti e-mails e leggiamo gli e-book, c’incontriamo su facebook e c’indigniamo su wikileaks, in attesa dell’energia pulita e inesauribile e della conquista dei nuovi sistemi solari. Ma tutto ciò non può farci dimenticare che siamo e restiamo figli di mamma e di papà (anche di papà e papà o mamma e mamma, in alcuni casi). Da quando Freud ha inventato la psicanalisi è passato poco più di un secolo, ma il rapporto familiare sembra essere passato in secondo piano nella coscienza collettiva. E se il Sessantotto ruotava intorno alla ribellione generazione, dei figli contro i genitori, il terzo millennio ha da tempo archiviato la questione per dedicarsi al tema più astratto del precariato, del "velinismo”, da una parte, e del "bamboccismo” (vedasi il compianto economista Padoa Schioppa – N.d.A.), dove non c’è più conflitto tra una tesi e un’antitesi ma solo una condizione astratta, senza tempo e senza evoluzione, come un deserto marziano.
Anche per questo, commuove un poco l’iniziativa artistica lanciata sul blog caramammaecaropapa.it. Un "progetto sulla famiglia”, lo chiama così la sua creatrice, la splendida ed inimitabile artista labronica Alessia De Montis. È un invito a scrivere una lettera, l’ultima, ai propri genitori, magari per salutarli, per fare il punto, per ricordare che l’albero parte dalle radici e che non è soltanto una chioma al vento tesa verso i bagliori artificiali di un iperuranio ormai stracolmo di icone pop, motivetti e piccoli cinema sempre più povero di questi valori, di quelle utopie e di quegli ideali di cui erano saturi i nostri vecchi. Roba, insomma, da millennio scorso. Le lettere, attualmente, sono già molte, rese "profonde e riflessive” dall’anonimato, protetto dall’autrice e dal blog. Costituiranno la materia per un’opera site specific. Il 10 febbraio scorso, presso lo spazio espositivo del gallerista milanese Claudio Composti, chiamato “Mc2gallery” a Milano, si è svolta la prima tavola rotonda con tanto di psicoterapeuta che ha esposto le cosiddette "costellazioni familiari”. Per cercare di spiegare e, forse chiarire, perché la mamma di Cogne ha ucciso il figlioletto e se Michele Misseri da Avetrana continua a “coprire” la figlia Sabrina che lo sta plagiando, giorno dopo giorno. Anche Maria De Filippi, regina della terapia di gruppo televisiva, è pregata di astenersi…

(Courtesy by Alessia De Montis)
Soltanto in questo modo possono iniziare le lettere mai spedite che l’artista Alessia De Montis sta raccogliendo per il suo nuovo progetto contemporaneo. L’artista si confronta con il web, proponendo agli utenti dell’ apposito sito www.caramammaecaropapa.it di inviare una lettera aperta ai propri genitori, di quelle che non si avrebbe mai il coraggio di spedire. L’obiettivo è riceverne 999, ma il numero può diventare infinito. Sul sito è anche presente un blog, in cui la De Montis spiega tutte le intenzioni del progetto e le modalità per partecipare.
Con questo lavoro l’artista “vuole cercare di scandagliare i legami consanguinei alla ricerca dei profondi solchi che lasciano nella personalità”, come sostiene la sua curatrice Alessia Locatelli.
Un intimo e libero sfogo della propria condizione di figlio/a, parole mai dette, incomprensioni, rabbia, frustrazioni, amore. Un modo per esteriorizzare e collettivizzare le proprie intime emozioni, le problematiche, le dinamiche di un rapporto che non è mai facile e che condiziona la formazione di ogni individuo, a volte influenzandolo per il resto della vita. Una sorta di terapia di gruppo ma resa ancora più forte dall’anonimato, per alleggerirsi l’animo e nello stesso tempo scoprire, leggendo le lettere degli altri, che non siamo gli unici a portarci dentro fardelli inespressi e che per essere liberi dobbiamo imparare ad accettare il nostro destino.
Alla fine della raccolta, l’opera prenderà una forma fisica, verrà realizzata la tanto agognata installazione: l’artista Alessia De Montis, infatti, ha elaborato una grande struttura in vetro - la Stanza del Vento - che custodirà tutte le lettere stampate e stropicciate, per dar l’idea del messaggio mai spedito, come se l’artista avesse svuotato un cestino contenente tante lettere accartocciate e gettate via; queste saranno mosse dall’aria proveniente da un grande ventilatore, mentre sul pavimento della struttura sarà presente il sale, come rappresentazione concreta delle lacrime versate. I visitatori potranno entrare nella stanza e attraversarla, afferrare una lettera “volante” e leggerla, o anche portarsela via. Sarà una piccola parte dell’opera che se ne andrà e, nello stesso tempo, un frammento della storia familiare di qualcuno, che sarà intesa e condivisa.
Questo lavoro artistico non ha alcuna pretesa di analizzare clinicamente la questione, tuttavia il progetto è accompagnato da seminari e contributi sull’argomento e inoltre vi partecipa la naturopata e consulente sistemica Daniela Marziani, che studia le relazioni interpersonali e la comunicazione consapevole di sé per guidare gli individui ad una crescita personale e a vivere in armonia con se stessi e gli altri.

Lettera accartocciata sul pavimento della struttura “Stanza del Vento”, sopra il sale, rappresentazione concreta delle lacrime versate.
(Courtesy by Alessia De Montis)
Piccola curiosità, infine: tra i contributi di autori diversi, scelti dalla De Montis per il blog, troviamo un saggio sulla simbologia numerica legata al concetto di famiglia a cura dell’artista Amira Munteanu. Qui leggiamo che il numero 999, scelto dall’artista come quantitativo minimo di lettere da raccogliere, è legato al segreto delle 999 tesi che compongono il libro di Pico della Mirandola in cui si afferma che Dio è Donna. Libro affidato nel 1497 all’ultimo cavaliere templare, Ferruccio di Mola, che lo tramandò segretamente. A cura di Patrizio Pesce


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