
La Città Invisibile - 2006 - acrilico su tela - cm. 70 x 70
Antonio Mancini nasce a Manoppello (Pescara) nel 1939. Da molti anni vive a Legnano (Milano). La sua ricerca artistica comincia negli anni '60. Da una iniziale pittura di marca realista raggiunge nel tempo un linguaggio personale, caratterizzato da figure stilizzate, ed essenziali, cromaticamente armonizzate nei toni del rosso e dell'azzurro, dialoganti con forme strutturali, metafora dei percorsi entro cui è costretto a muoversi l'uomo contemporaneo.
Nel 1973 partecipa ad un intervento di gruppo a Sesto S. Giovanni (“Artisti nei quartieri – 13a Piazzetta”), con l'installazione di un "tunnel labirinto" col quale, nel 1976, viene invitato alla Biennale di Venezia.
Nel 1983 partecipa al "Concorso Internazionale Porta dei Leoni" di Reggio Calabria e gli viene conferito il primo premio per la pittura.
Nel 1988 insieme a Marco Senaldi, Fabrizio Rovesti ed altri, forma il gruppo "VITRIOL", presso l'Associazione Artistica Legnanese, dove espone la serie "Labirinti".
Nel 1998 riceve incarico dal Comune di Legnano di realizzare la scultura d'argento "Il Peso" per il Palio di Legnano 1998.
Nel 2000 espone alla Galerie Bertrand Kass, in collaborazione con l'Istituto di cultura italiana a Innsbruck (Austria) e la Galleria d'Arte Antonio Battaglia di Milano.
Nel 2001 viene invitato alla rassegna "Il Colore delle Ciminiere : trasformazione della società alto milanese nell'arte", Palazzo Leone da Perego, Legnano.
Nello stesso anno il "Teatro Monumento Gabriele D'Annunzio" di Pescara, ospita una sua mostra personale: "Pittura come Ascesi" a cura di Leo Strozzieri, con il patrocinio della Regione Abruzzo.
Nel 2003 con l'Associazione Artistica Legnanese partecipa a "Percorsi nella Memoria" in omaggio ad Enzo Pagani, a cura di Giorgio Fedeli, Museo Pagani, Castellanza (VA).
Prende parte, nel 2004, a "Arte & Collezionismo", Chiostro di Voltorre (VA).
Nel 2005, la casa editrice Mazzotta di Milano pubblica il libro "Viaggio dentro la pittura di Antonio Mancini 1984-2004". Il libro viene presentato al Museo d'Arte Moderna Vittoria Colonna di Pescara nel 2005 in occasione della mostra personale del pittore. Successivamente, il libro viene presentato nella mostra personale al Museo Pagani di Castellanza da Armando Torno, editorialista del Corriere della Sera, e da Felice Monolo, curatore del libro stesso, che introducono l'artista anche nella successiva esposizione alla Galleria d'Arte Moderna "La Torre" di Milano nel 2007.
Nel 2008 viene invitato ad eseguire un ritratto per la mostra “Jean Cocteau Le Joli Couer” presso il Centro Culturale Francese al Palazzo delle Stelline di Milano. Nello stesso anno, espone alla rassegna collettiva “La Ragione dell’Utopia” presso la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (VA).
Antonio Mancini, nel corso della sua attività artistica, ha realizzato, inoltre, più di 70 esposizioni in Italia e all’estero. Le sue opere sono state finora pubblicate su oltre 30 tra libri e riviste d’arte.
Alla ricerca di un'etica
Mancini non ha scelto una pittura “facile”, né mi sembra abbia rincorso una particolare corrente artistica, ha semplicemente dipinto quelle situazioni e quei fenomeni della vita attuale che l'uomo ormai non è più in grado di metabolizzare. Le sue linee cercano una chiarezza che nella realtà diventa sempre più evanescente; i suoi colori sono delicati sino alla gentilezza e forse altro non sono che immense pellicole di valori con cui egli desidera avvolgere uomini e cose; le sue figure, appiattite e specularmente disposte, diventano un punto di ritrovo per l'occhio e al tempo stesso suggeriscono misura ed equilibrio. La società denunciata nei suoi quadri è disarmonica, labirintica, a volte persa in un nulla sempre pronto a irrompere nella tela. Cercare un'etica per poter abitare senza dolore il tempo che ci è stato dato, resta il lavoro dei filosofi; denunciare la mancanza di un'etica, è lo scopo dei moralisti; scovare le ragioni per cui il mondo fugge lontano da ogni etica, dimenticandosi di uomini e cose, è compito di un artista. Mancini, con molta semplicità, ci offre il suo bilancio di osservazioni, quadro dopo quadro. Di certo si avverte nelle sue figure l'angoscia postmoderna della provvisorietà. Jürgen Habermas, nella sua ponderosa opera Teoria dell'agire comunicativo, ci ricorda che il nostro è il tempo della monetizzazione e della burocratizzazione di tutte le cose, anche di quelle infime e che le conseguenze si osservano nelle mille nuove patologie di cui soffre la società. Per questo ho osservato volentieri le opere di Mancini e ho avviato un dialogo con le sue figure.Cercano qualcosa. Come tutti noi. (Armando Torno)
Di lui hanno scritto:
Gabriele Mandel, Chantal Maronnat, Giorgio Seveso, Domenico Cara, Mario Monteverdi, Nino Maiellaro, Teresio Zaninetti, Luciano Bertacchini, Antonietta Dell'Arte, Antonio Oberti, Andrea Nania, Giorgio D'Ilario, Ettore Falchi, Fabrizia Buzio Negri, Silvio Zanella, Cristina Casero, Alessandra Blasioli, Ettore Ceriani, Giorgio Fedeli, Iolanda Ferrara, Patrizia Iezzi, Leo Strozzieri, Tonino Piccone, Fabrizio Rovesti, Felice Monolo, Roberta Rapelli, Armando Torno, Ivan D'Alberto, Massimo Camplone, Cristina Mosca.
Ulteriori info e contatti:
www.antoniomancini.cjb.net

Riflessione N. 5 - 2007 - acrilico su tela - cm. 40 x 30

L'idolo di carta - 2005 - acrilico su tela - cm. 100 x 100

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